FANDOM




...Era una notte piovosa nell'anno 319, quando Miriel mi nominò Discipula della Gilda dei Filosofi...

...Era la fresca mattina del primo giorno del Mese delle Ombre nell'anno 405, quando Miriel mi affidò l'incarico di
Selecolored

Selene

dirigere la Gilda dei Filosofi...

Forse queste  sono le date che, ora, meglio possono riassumere la mia vita. E' questo che faccio e che amo fare: occuparmi dei Filosofi nelle terre di Lumen et Umbra.

Ad ogni modo, se qualcuno vuole saperne di più ....



La Biografia di SeleneModifica

Capitolo I – La NascitaModifica

Correva l’anno 302 dalla fondazione di Alma, quando entrai a far parte della mia famiglia… Nessuno si ricorda di preciso il giorno, ma in molti al villaggio amavano raccontare com’è successo:

La sera stava calando su Tirck, un piccolo villaggio di campagna situato ai piedi di una verde collina. La luna piena già risplendeva nel cielo, contornata da una leggera foschia azzurra e sembrava rivolgere la sua attenzione sullo stretto sentiero che dalla città portava al villaggetto. Due persone, marito e moglie, stavano rincasando sul loro piccolo carro, trainato da un vecchio asino. Gente semplice, lo si poteva capire alla prima occhiata: lui sulla trentina, alto e magro, occhi e capelli scuri, teneva le briglie con la mano destra e con la sinistra abbracciava la sua compagna; lei molto più giovane, venticinque anni al massimo, avvolta in uno scialle che le copriva il capo lasciando scivolare fuori qualche boccolo biondo, continuava a guardare il marito con i suoi grandi occhi azzurri e un dolce sorriso sulle labbra. Era facile intuire anche il mestiere di queste due persone: il retro del carro conteneva diversi rotoli di lana e cotone di diverse tonalità… sicuramente commercianti di stoffe. Le mani dell’uomo, Fred era il suo nome, dimostravano chiaramente che non erano mai state impiegate in lavori pesanti e men che meno erano abituate ad impugnare una spada… La donna invece aveva uno sguardo talmente ingenuo da fare tenerezza… sicuramente una ragazza pia e devota agli Dei, del tutto estranea alla magia e a qualsiasi tipo di incantesimo. Il silente e invisibile osservatore sicuramente decise d’aver operato un’ottima scelta, optando su quella coppia.

La giornata di lavoro era stata particolarmente impegnativa: i due si erano recati nella grande città di Talonia, come facevano una volta al mese, per vendere la loro lana e acquistare il cotone. Questa volta non era andata molto bene, diversi rotoli di lana erano rimasti invenduti e il cotone acquistato era costato molto più del previsto, ma era chiaro che i due coniugi non si preoccupavano troppo per gli affari... Lara spesso ripeteva a Fred che non erano i soldi a renderli felici e che si dovevano ritenere fortunati: avevano una bella casa, cibo in abbondanza ed erano contenti del loro mestiere...  L'osservatore sapeva molto bene che una sola cosa mancava a Lara e Fred: un figlio. Per questo aveva scelto loro.

Il carro procedeva lentamente sul sentierino e i due che vi erano assisi non erano gli unici ansiosi di veder spuntare il recinto del villaggio... La loro casa si trovava poco oltre il recinto, vicino a tante altre casette in legno della stessa fattura. Trascorsero diversi minuti prima che il carretto imboccasse finalmente il vialetto che conduceva ad un piccolo edificio di due piani. Di solito Fred faceva avanzare il mulo fin dentro al piccolo capanno in legno dove lasciavano il carro, ma quella sera tirò violentemente le redini, facendo bloccare il mezzo di trasporto vicino al pesco del cortile. Entrambi avevano sentito il pianto di un neonato provenire dall'albero.... L'osservatore sorrise annuendo.

Lara scese di corsa dal carro e cominciò ad arrampicarsi sul basso pesco che suo padre aveva piantato il giorno della sua nascita... Conosceva quei rami alla perfezione, tanto ci aveva giocato in gioventù e in un battibaleno si ritrovò in cima. Lo scialle le scese sulle spalle, liberando la folta chioma alla leggera brezza della sera, mentre la ragazza sollevava un fagottino blu, coperto di stelle. In breve Fred aiutò la moglie a mettere in salvo quel neonato, lasciato da chissà chi in una posizione così precaria... Una volta a terra, si trovarono tutti e tre abbracciati sotto al pesco, uomo e donna con le lacrime agli occhi dalla gioia e la bambina dalla pelle chiarissima che finalmente aveva smesso di piangere. Anche all'osservatore ignoto scese una lacrima di commozione.

Lara e Fred ringraziarono gli Dei per questo splendido regalo: erano entrambi convinti di essere impossibilitati ad avere figli e un neonato abbandonato sul loro albero non poteva essere altro che un dono divino.  Dopo aver portato in casa e sfamato la piccola, si diressero all'altare dedicato a Benem, per presentare la bambina agli Dei e agli uomini come loro figlia. Percorrendo il sentiero del paese,  raccontarono a tutti la lieta notizia e quando il rito cominciò praticamente l'intero paese si trovava lì ad assistere.

Gli abitanti del villaggio lì riuniti, cominciarono subito a vociferare riguardo all'accaduto, anche se nessuno sapeva o poteva immaginare in che modo la bambina fosse finita su quell'albero.  Il misterioso osservatore si divertì moltissimo nel sentire quali storie quella gente semplice fu capace di inventare e fu lieto nell'apprendere che la più accreditata fosse quella raccontata dalla moglie del fornaio: "E' caduta dal cielo!"

I novelli genitori ebbero poco tempo per scegliere il nome della loro bambina e pare che furono ispirati dalle voci dei compaesani e dalla luna, che dall'alto continuava ad osservare la scena. Fu così che nacque Selene, Caduta dal Cielo.

Non so quanto la storia che ho appena riportato rispecchi la realtà dei fatti... Credo d'aver sentito queste parole un'infinità di volte, tante che anch'io, persino ora, quando devo raccontare della mia infanzia finisco per narrare questa favola. Di una cosa sono certa: Lara e Fred non sono i miei veri genitori, ma sono comunque coloro che mi hanno presentato a questo mondo.


Capitolo II – L'InfanziaModifica

Lara e Fred  mi allevarono come la loro figlia primogenita, ma era effettivamente difficile credere che lo fossi realmente.... Fin dai primi mesi di vita, i miei capelli crebbero del colore del cielo terso in piena estate e la mia carnagione continuò ad essere così pallida e liscia da sembrare marmo. Gli abitanti del piccolo villaggio di Tirck finsero di non notare le evidenti anomalie del mio aspetto... non ho mai capito se lo facessero per l'affetto che provavano verso i miei genitori o se per una sorta di timore reverenziale nei confronti del titolo che loro stessi mi avevano affibbiato.... Crebbi dunque come una normale bambina umana, o quasi.

Due anni dopo la mia "Nascita", mia madre restò incinta. Lo stupore in paese fu grande: Lara sposò mio padre appena diciannovenne e per i primi sei anni di matrimonio provarono e riprovarono ad avere un figlio, senza risultati. Il mio arrivo, pertanto, era sembrato il riconoscimento divino al loro amore e per questo accettato da tutti i compaesani... L'arrivo della mia sorellina fece scendere diversi dubbi sulla mia reale origine; io me ne accorsi solo diversi anni più tardi, quando lasciai Tirck...

Sophitia, questo il nome che diedero a mia sorella, dimostrò da subito un carattere ed un temperamento completamente diversi dai miei: io ero calma, piangevo molto raramente e adoravo passare le mie giornate con la Vecchia (un'anziana donna che conosceva i segreti dell'erboristeria); mia sorella, al contrario, era affascinata dalle guardie del paese, voleva giocare con i bambini alla guerra e pianse moltissimo quando nostro padre si rifiutò di regalarle una spada giocattolo... L'indole combattiva di Sophitia, per fortuna, al villaggio era considerata strana almeno quanto il mio aspetto (lei, però, era mora con gli occhi azzurri e somigliava moltissimo a mio padre...).

Io ero diversa, certo, ma il bizzarro atteggiamento di mia sorella, che in quanto figlia naturale era molto ben vista dai compaesani, mi ha aiutato molto: eravamo diverse in due, non ero sola; i bambini prendevano in giro entrambe... ma mentre io facevo finta di nulla e camminavo avanti a testa alta, Sophitia non perdeva mai l'occasione per attaccar briga...

Il motivo per cui parlo così ampiamente di mia sorella non è legato solo al profondo affetto che provo per lei... In realtà per comprendere la mia storia intesa come evoluzione spirituale, per così dire, è fondamentale parlare di Sophitia... E' logico pensare, infatti, che un terremoto di bambina quale era mia sorella rincasasse coperto di lividi, graffi e ogni altra cicatrice del caso... Così non era: nessuno vide mai un taglio, un graffio sulle ginocchia, un'escoriazione sulle mani a mia sorella e men che meno a me... Non deve sembrare strano se nessuno mai fece caso a questi particolari: non giocavamo nel centro cittadino o nei pressi della scuola come tutti gli altri bambini, noi; io e mia sorella passavamo le mattine a scuola e i pomeriggi sulla collina che sovrasta il paese, nessuno badava a noi e i nostri genitori lavoravano duramente per poterci mantenere.


Capitolo III – L'Adolescenza


Amavo molto lo studio e questa passione crebbe con me: dall'età di dieci anni iniziai gradualmente ad allontanarmi dai giochi con mia sorella, preferendo le lezioni di erboristeria della Vecchia o i libri di letteratura della scuola, che nessuno leggeva mai. Sophitia inizialmente soffrì molto per questo graduale allontanamento, ma col tempo comprese anche lei che i nostri interessi erano troppo diversi per poter evitare la separazione. Mentre lei si allenava a tirar di scherma con i ragazzi, io apprendevo di giorno in giorno nuove nozione sulle erbe officinali, sulle lingue parlate dalle altre razze, sulla storia, sulla letteratura...

Non fosse stato per mia sorella, sarei stata molto sola durante l'adolescenza: il passo da "favorita della maestra" ad "aiutante della maestra" fu molto breve e per questo motivo i miei coetanei mi evitavano... Il mio pallore, nei mesi estivi, veniva considerato una malattia: come poteva una ragazza sana non assumere un bel colorito roseo dopo un'esposizione al sole? Anche i miei genitori, per quanto cercassero di assecondarmi, erano sentitamente preoccupati per me; neppure loro capivano il mio smodato interesse per lo studio e soprattutto erano in pena per la mia salute. Diversi guaritori più o meno qualificati mi visitarono in quegli anni, per alcuni mangiavo poco, per altri stavo troppo in casa, per altri ancora avevo una rara malattia che mi aveva reso i capelli azzurri e la pelle bianchissima...  I mormorii e le confuse voci che giravano in paese sul mio conto aumentarono a dismisura e quella che un tempo era semplice diffidenza si trasformò presto in astio e timore: nessuno mi rivolgeva più la parola e pian piano anche i miei genitori diventarono bersaglio di aspre critiche.

Inizialmente vivevo questa situazione con razionale distacco, le mie preoccupazioni erano altre e poco mi importava di ciò che poteva pensare la gente: con le lezioni teoriche della Vecchia e le prove pratiche su mia sorella, avevo scoperto di essere capace di Guarire! Solo Sophitia era a conoscenza di questa mia dote e ne era entusiasta... Se quando eravamo piccole ero in grado di far sparire i graffi superficiali, col tempo appresi come curare anche dei tagli leggermente più profondi... Ora sorrido pensando a quanto piccole fossero le mie capacità, ma all'epoca... All'epoca mi sentivo forte... utile! Avrei voluto poter mostrare a tutti ciò che sapevo fare, ma avevo paura di venir additata come una strega... Avevo paura di poter sembrare ancora più strana di quanto già mi facessero sentire... Non dissi nulla a nessuno per molti anni, finché... successe....

In un caldo pomeriggio d'autunno il tetto delle stalle del paese crollò  improvvisamente e il ragazzo che svolgeva le mansioni di stalliere rimase con una caviglia incastrata sotto ad una pesante asse. Non so cosa mi mosse quel giorno, fatto sta che mi diressi verso di lui non appena lo liberarono e avvicinai le mani al suo piede gonfio e bluastro... Non provavo alcuna simpatia per quel ragazzo che era sempre tra i primi a canzonarmi, ma quel giorno qualcosa si scattò dentro di me e sentii un sentimento che ora posso definire d'amore verso quella persona... In quel preciso istante si instillò in me l'amore per la vita degli altri e compresi quel che dovevo fare. Mentre questo fiore sbocciava nel mio spirito, le mie mani sembravano avvolte da una nebbiolina azzurra e nel giro di pochi istanti la gamba di quel ragazzo tornò normale, sotto gli occhi sbigottiti degli abitanti del villaggio. Il primo impulso di tutti fu quello di allontanarsi spaventati, ma quando videro lo stalliere alzarsi in piedi, saltellare e sorridere cambiarono immediatamente espressione. Da ragazza malaticcia, isolata e di sospetta origine tornai ad essere, nel giro di pochissimi minuti, il dono divino e la creatura degna di rispetto che era Caduta dal Cielo quindici anni prima.



Capitolo IV– L'AddestramentoModifica

Quell'episodio segnò inevitabilmente la mia prima maturazione spirituale.  Nei giorni immediatamente seguenti si formò davanti alla porta di casa mia una fila di persone che chiedeva di essere guarita da acciacchi e malanni, mentre io ancora mi chiedevo come fossi riuscita a sanare una ferita come quella dello stalliere... Ero stanca, stremata ma felice. In paese non si parlava d'altro che della mia predisposizione alle arti curative e i miei genitori ricevettero decine di consigli diversi su come "impiegare" le mie capacità. In quel periodo cercai di fare del mio meglio per alleviare le sofferenze di tutti coloro che si presentavano davanti a me e mi resi conto di quanto poco conoscevo dell'arte della cura... Ne parlai con mia madre, che mi rassicurò promettendomi di parlare con il Sacerdote del Tempio della vicina città di Talonia al suo prossimo viaggio di lavoro, in programma dopo due settimane.  In quei quindici giorni le persone che mi chiedevano aiuto aumentarono fino a diventare troppe rispetto alle mie scarse capacità; contavo i giorni, aspettando con ansia il viaggio dei miei genitori.

Quando tornarono e mi riferirono le parole del Sacerdote ero spaventata: mi veniva chiesto di recarmi a Talonia per iniziare ad addestrarmi presso il Tempio per un periodo non inferiore ad un anno.  Non avevo mai visto la città: tutto il mio mondo era il piccolo villaggio di Tirck, dove mai si era visto uno straniero e dove la città veniva presentata come un luogo malvagio, caotico e pericoloso. Anche i miei genitori, che commerciavano con i mercanti di Talonia da anni, non affrontavano mai quel viaggio a cuor sereno e si trattenevano al grande Mercato solo il tempo necessario per la compravendita.  Il bisogno di conoscere, però, era troppo forte e vinse rapidamente ogni timore.

Il villaggio organizzò una festa per la mia partenza e quella sera ebbi la conferma della correttezza delle mie supposizioni: il razionale distacco che provavo quando venivo schernita, evitata o temuta era dovuto realmente all'incapacità dei miei compaesani di comprendere la mia natura... Per tutti quegli anni avevano visto in me qualcosa di estraneo e forse riuscirono ad esprimere il loro disagio misto ad affetto solo nel momento della mia partenza. Piansi al momento di dovermi separare da mia madre e da mia sorella, ma due giorni dopo ero seduta sorridente sul retro del carro di mio padre, assieme ai miei libri di fiabe e ad un piccolo baule con i miei effetti personali, pronta ad iniziare la mia nuova vita.

Il primo anno di addestramento a Talonia fu per me una continua scoperta: mai avrei potuto immaginare una tale varietà di forme e colori, mai avrei immaginato che la maggior parte di ciò che studiai sui libri corrispondesse alla realtà... Riguardo all'arte della cura imparai davvero poco: per la maggior parte del tempo ero occupata a studiare il mondo com'era fuori dal mio villaggio, le principali "regole di sopravvivenza" in mezzo alla folla, i riti, le preghiere, le operazioni da compiere per mandare avanti un Tempio.

.. Ai miei genitori fu impedito di venire a farmi visita, secondo la disciplina imposta dal Sacerdote Gonde era fondamentale un distacco totale dal nido familiare in modo da imparare a contare solo su se stessi. Il dolore della separazione fu certamente mitigato dalla possibilità di confrontarmi con delle persone che riuscivano a capirmi, per la prima volta in vita mia cominciai a farmi degli amici. Molti di loro non vennero ritenuti idonei al ruolo di Chierici, pertanto pian piano il numero di apprendisti diminuì: al momento del mio arrivo eravamo in venti a servire al Tempio, mentre concludemmo l'addestramento in tre.

Il giorno del mio diciassettesimo compleanno, il Sacerdote mi disse che era per me tempo di affrontare autonomamente il mio destino: dovevo partire alla volta di Alma, la grande capitale. Tornai a Tirck per circa un mese, il tempo necessario per salutare la mia famiglia e il mio paese... nessuno poteva sapere se vi avrei mai fatto ritorno...

Ritornata a Talonia, il Tempio mi diede un po' di viveri e le indicazioni per raggiungere la mia meta. Gonde mi disse che ad Alma avrei potuto acquisire l'esperienza necessaria per affinare la mia arte e mi invitò a tornare da lui quando mi fossi sentita pronta.



Capitolo IV– L'InizioModifica

Ricordo come se fosse ieri il giorno in cui giunsi ad Alma: mi ritrovai al Foro Imperiale, in mezzo ad un continuo via-vai di persone, avevo finito il cibo, i miei vestiti erano sporchi e stracciati ma ero felice. Conobbi ben presto degli ottimi compagni di viaggio, degli amici fidati con cui avventurarmi in giro per il mondo ed applicarmi nello studio dell'arte della preghiera e della cura. Ero davvero contenta di sentirmi considerata come una normale ragazza e non come uno strana creatura dai capelli celesti... I miei compagni appartenevano alle razze più disparate, ma nessuno veniva schernito perchè troppo basso, troppo alto, troppo pallido, troppo abbronzato....

Fu durante i primi mesi di avventure che conobbi la persona con cui tutt'oggi sono legata da un profondo sentimento: un umano, capace di molti mestieri (anche dei meno nobili a dire il vero...), di cui ben presto mi innamorai e con cui mi fidanzai diversi anni più tardi. La sua strada fu diversa dalla mia per molti versi ed è forse questo il motivo per cui io e il Plasmatore del Sogno non ci siamo mai sposati...

Furono molti i compagni che condivisero con me le gioie e i dolori dei primi combattimenti ed ancora oggi ricordo con piacevole dolcezza i loro volti e i loro nomi. Tra tutti, uno soltanto voglio nominare:  Gellmann il mago che mi accompagnò nelle prime avventure e fu per me il migliore degli amici.



Capitolo V - La FineModifica

Selene2



Sono trascorsi 129 anni dalla mia "Nascita"... Ricordo i primi anni quasi meglio degli ultimi: la vita mortale mi ha regalato davvero moltissimo e mi sembrerebbe di non rendere giustizia a ciò che è stato, descrivendolo per filo e per segno come ho fatto per i miei inizi... Rimembrando le mie gesta passate mi è capitata per le mani una pergamena, scritta non troppi anni fa a seguito dell'evento che considero, ad oggi, il più importante della mia vita: la nomina a Prima Rhetrix della Gilda dei Filosofi.

Mi sento davvero orgogliosa e onorata di essere la Prima Rhetrix della Gilda dei Filosofi... Ora vedo Setarcos il guardiano inchinarsi davanti a me e posso leggere il mio nome sopra a tutti gli altri sul grande Libro della Gilda...

Ricordo come se fosse ieri la prima volta che sbagliai strada e mi trovai sotto il grande colonnato, con il vecchio Setarcos che mi correva dietro per impedirmi di entrare tra quelle mura che ora chiamo "casa".... Fu quello il giorno in cui decisi che prima o poi sarei riuscita a varcare quella soglia...

Come si usa dire, ne è passata d'acqua sotto i ponti... Divenni Filosofa sotto l'augusta guida di Miriel, divenni Feziale del Sacro Ordine dei Salii e Saetta dei Cavalieri del Tuono. Ho combattuto per i miei ideali,  ho combattuto anch'io... anche se forse in misura minore della maggior parte degli altri abitanti del mondo che ho scelto come mio.

Ho sempre creduto in quello che facevo, e non mi sono arresa a chi diceva che la Gilda dei Filosofi ormai era nient'altro che "un'im'magine sbiadita dei fasti di un tempo". Quando Miriel ha deciso di lasciare a me la conduzione della Gilda, ho creduto fosse meglio, per il ruolo di Super Partes che da sempre noi Filosofi ricopriamo, abbandonare le insegne dei miei Clan di Spada e dedicarmi unicamente alla nuova carica affidatami. Era il mio sogno nel cassetto ed ora che si è realizzato voglio provare a ad infondere nuova voglia di conoscenza alle generazioni future...

Si dice che io abbia raggiunto il massimo livello d'esperienza mortale e che a breve gli Dei potrebbero chiamarmi per concedermi di percorrere la Strada delle Stelle che porta all'immortalità... Ora come ora non riesco neppure ad immaginare quale potrebbe essere la mia vita futura: anche se guido la Gilda della Conoscenza sono perfettamente conscia dei miei numerosi limiti e della mia innegabile ignoranza di fronte alla vastità e alla complessità di questo mondo.

Spesso mi limito ad osservare quanto accade intorno a me e scopro d'essere ancora quella giovane chierica che per la prima volta ha spalancato gli occhi nel centro di Alma: ancora oggi mi sento come un naufrago sballottato dalle onde che cerca di ritrovare la giusta rotta, ma ora ho capito che la mia Via è proprio quella che la marea sceglie per me.

 Selene, Prima Rhetrix dei Filosofi 



Il momento che aspettavo pare sia arrivato... Gli Dei mi hanno chiamato e sto affrontando quella che, spero, sarà la mia ultima grande avventura da mortale... Non ho avuto la vita piena di pietre brillanti della maggior parte degli abitanti di questo mondo, non ho raggiunto un potere tale da potermi considerare Forte e sicuramente non mi ritengo migliore di nessun altro... Mi ritengo tenace, questo sì, e spero che il proseguire della mia vita possa dimostrarlo.

Selene                                            

Il 15° giorno del Mese del Grande Pianto, nell'anno 431.