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La mia storia e’ piuttosto contorta per cui inizio dall’inizio anche se e’ molto prima della mia nascita.

Un centinaio di anni fa, in una notte di luna piena di primavera, una famiglia di elfi oscuri si trovava passeggiare al di fuori della loro città sotterranea, per far godere al loro giovane primogenito la fresca aria notturna. Ma non fu propriamente una gita di piacere… infatti mentre si trovavano nei pressi  del Lago Azzurro furono assaliti da una banda di briganti goblin. I due elfi adulti conoscevano qualche rudimento di magia, ma ciò non fu sufficiente a respingere l’assalto. Il padre fu ucciso da un colpo d’ascia portato alla base del collo dal capo della banda, la madre dopo essere stata colpita da una freccia ad una spalla, si nascose dietro un albero poco distante cercando di bloccare con la magia la perdita di sangue anche se il dolore e il sangue già perso le impedivano di concentrarsi abbastanza, così svenne. Il piccolo elfo cercò di fuggire agli assalitori, correndo via, ma invano. Fu raggiunto da un brigante che agitava in aria una spada corta il quale assestò un poderoso colpo al piccolo che lo tramortì; non si curò che il piccolo elfo fosse vivo o morto, frugò fra le sue vesti e lo lasciò li a terra. La banda che aveva attaccato per guadagnare un ricco bottino se ne andò con un pugno di mosche e un tre croci sulla coscienza.  

Verso l’alba, passava per quei posti un elfo dei boschi in cerca di erbe. Si accorse subito che qualche ora prima in quel posto così tranquillo era successo, così si guardo in giro e vide un elfo dalla pelle scura orrendamente ucciso con la testa quasi completamente recisa, a pochi metri da questo elfo vi era un’elfa anch’essa con la pelle colore della notte, che respirava a fatica con una freccia conficcata in una spalla, le vesti che indossava erano sporche di sangue. L’elfo dei boschi si avvicinò alla donna ferita, e le disse:

“Ci penserò io a te, non preoccuparti. Ora riposa”

Le estrasse la freccia e le coprì la ferita con un benda pulita, imbevuta in un unguento d’erbe profumato. La raccolse e la tenne fra le braccia. Mentre si avviavano verso la sua capanna, la drow mugolò:

“Mio figlio… mio figlio…”

Ed infine perse i sensi.

Raggiunta la capanna vi entrarono. L’elfo selvatico posò delicatamente l’elfa oscura, ancora svenuta, in un letto di paglia, le tolse la veste che portava e inizio a medicare la ferita della freccia con unguenti miscelati da lui, infine bendò con una fascia pulita e la lasciò riposare nel giaciglio. Uscì dalla capanna alla ricerca del figlio della vedova. L’elfo silvano, che conosceva l’arte druidica, alzò una preghiera a Mielikki la dea protettrice delle foreste, e si mise in contatto con la natura circostante. Le piante della zona iniziarono a parlare con il druido, e dopo pochi istanti riuscì a trovare dove il ragazzo giaceva morente. Per lui non poteva fare quasi nulla…se non ricorrere ad un potentissimo rito, il rito della reincarnazione. Decise che anche se questo rito era molto debilitante, non poteva lasciare morire un essere vivente… Prese il fragile corpo del drow, trasportandolo più veloce che poteva visto che aveva poche ore prima che l’anima si scindesse definitivamente dal corpo, e si recò presso il piccolo altare dedicato a Mielikki nella bosco vicino alla sua capanna. Depose il corpo del giovane davanti all’altare e collocò attorno a lui 7 candele. Accese l’incensiere… l’odore dell’incenso si diffuse rapidamente attorno all’altare. Tutto era pronto per il rito della reincarnazione. Lussian, il druido, recitò una breve preghiera a Mielikki. Un attimo di silenzio ed infine pronunciò le sacre parole: “candusuijedifiahz” .

Gli uccelli iniziarono a cinguettare come impazziti, mentre il piccolo elfo sbatteva gli occhi debilitato ma vivo, e il druido cadeva a terra svenuto.

Qualche ora dopo, quando il druido riprese i sensi ancora stanco per lo sforzo accompagnò il giovane nella sua capanna per farlo riposare. Lo condusse nella sua camera e lo fece stendere sotto le calde coperte del suo letto. Prima di uscire dalla stanza si fermò un attimo ad osservare il ragazzo, era cambiato non era più un drow, era diventato un elfo marino.

Tornò a vedere la donna, purtroppo la ferita continuava a perdere sangue, come se la freccia fosse stata intinta in un particolare veleno che impediva al taglio di richiudersi.

Prese di nuovo la donna fra le braccia, e la porto al lago e la immerse. Pregò Mielikki, e tramite l’acqua purificò la ferita dai veleni.  L’elfa riprese i sensi, si alzo in piedi, sorrise a Lussian e svenne nuovamente fra le sue braccia. Lussian osservò la donna, la sua pelle era cambiata non era più colore della notte, bensì era molto chiara simile ad un raggio di luna. La riportò nella capanna, e la rimise a letto.

Il giovane elfo aveva gli occhi colore della brace fin dalla nascita, e possedeva una grande energia spirituale. Il suo nome era Ember.

La donna, ormai nemmeno lei più drow, conosceva l’arte taumaturgica ma non si era mai applicata per conoscerla fino in fondo.

Ember, appena ristabilito, lasciò la capanna del buon druido e intraprese il suo apprendistato come mago.

Ellewen, l’elfa, non rivelò ad Ember che lei era sua madre e continuò ad abitare con Lussian. Dopo pochi mesi, dall’amore nato fra i due elfi nacqui io, Holimilion, nome che mi venne dato dal colore dei miei occhi, bianchi e lucenti come diamanti.

All’età di 17anni, mio padre Lussian, che mi aveva insegnato fino a quel momento ad usare erbe per preparare pozioni e a rispettare la natura e gli animali, mi pose di fronte una scelta, partire per e conoscere nuove terre o intraprendere la carriera di alchimista/farmacista, diventando apprendista di Bervel, nel villaggio gitano li vicino. Naturalmente essendo il mio spirito, uno spirito libero, decisi di intraprendere la vita dell’avventuriero. Era primavera quando lasciai la mia casa natale, e seguendo le indicazioni del mio adorato padre, giunsi ad Alma. Mi sorprese subito la vita caotica… urla, grida, persone che correvano di qua e di là. Tutto completamente diverso da come ero abituato a vivere nel mio boschetto vicino al lago. Non mi persi d’animo, un po’ di monete le avevo, mi feci coraggio e mi informai su dove potevo trovare il mio maestro. Chiesi in giro, ma nessuno seppe dirmi come né dove risiedesse. Mi affidai al mio istinto, pensai:

“Se fossi un amante della natura, se volessi stare in contatto con la natura, per pregare meglio… dove andrei?”

Così passeggiai nei dintorni della ridente città, fulcro delle vie di comunicazioni e degli scambi culturali e commerciali, e giunsi alla casa di un Ranger. Questo Ranger si era ritirato dalla vita di avventuriero, in una piccola casetta dentro ad un bosco di querce e offriva i suoi insegnamenti ai  giovani che volenterosi si addestravano alla caccia e al rispetto della natura. Gli chiesi informazioni e mi disse di andare sempre verso nord dal centro di Alma, di guardarmi intorno e in una capanna vicino ad una radura, il buon vecchio Arromon insegna le basi dell’arte druidica.

Ringraziai delle informazioni, e partii alla ricerca di questa capanna. Camminai a lungo, ed infine la trovai, mi ricordava molto casa. Bussai, e visto che nessuno rispondeva, entrai. Rimasi un po’ colpito, a differenza del maestro dei Ranger che era piuttosto giovane, questo si presentava molto più vecchio. Un vecchietto sorridente, molto gentile, e con tanta voglia di scherzare. Fu lui a farmi da mentore e a iniziarmi veramente all’arte della preghiera verso Mielikki. Mi applicai fin da subito nell’arte così riuscii ad imparare incantesimi e preghiere molto velocemente, anche se imparai a mie spese che fra conoscere e padroneggiare c’e’ di mezzo il mare… (vecchio detto fra lanciatori di incantesimi).

Ad ogni modo, mi esercitai, nei movimenti nelle parole. Cercavo di mantenere la concentrazione mentre pregavo, ma alle volte ricordi, profumi o rumori a cui non ero abituato, mi distoglievano dal mio intento.

Arrivato al decimo grado di conoscenza dell’arte dei druidi, un’inezia rispetto a quello che conosceva il mio caro maestro, Arromon mi disse:

“E’ tradizione che per diventare più potenti nell’arte che hai intrapreso, tu debba sottoporti ad un combattimento. Se ne uscirai vincitore il maestro, il tuo nuovo maestro..”

Quando vide la mia faccia stupita e malinconica si fermò un attimo e mi sorrise. Poi continuò.

“Dicevo, il tuo nuovo maestro, o meglio… la tua nuova maestra la potente e vivace SilverLeaf, lei saprà insegnarti nuove tecniche e soprattutto nuove preghiere. Sarai maggiormente a contatto con la natura, in modo che il tuo spirito possa crescere meglio sotto la benedizione di Mielikki.

Questo non è un addio, solo un arrivederci. Spero di rivederti presto… insomma ormai dovresti aver capito dove abito, no?”

Mi diete una pacca su una spalla, poi aggiunse.

“Per accedere alla sfida, e per incontrare la tua nuova maestra, devi imparare a diventare tutt’uno con le piante… Ricordi quella filastrocca che ti ho fatto imparare? - Io sono una pianta, io sono un albero, io sono linfa, io sono acqua e per questo passo attraverso la corteccia -  è la base di una potente abilità quella che ti permette appunto di diventare un’unica cosa con la natura.

Ti ricordi nel bosco di Alma, quel enorme albero? Ecco… è al suo interno che devi andare.

A presto e che Mielikki ti accompagni sempre.”

Queste furono le ultime parole… passò molto tempo prima che tornassi a trovare il mio vecchio maestro, nel frattempo affrontai svariate sfide e uscendo sempre vincitore, nessuno poteva sconfiggermi, ero troppo determinato nell’apprendere e nel diventare un potente druido. Avevo scovato un libro, antico, che parlava di un ancora più antico druido che aveva vissuto molti anni prima di me, e che era una potenza della natura… Da quel libro imparai molto, erano state raccolte diverse avventure di questo druido, il cui nome era ed è Lug. Ad ogni modo, raggiunsi presto i massimi livelli della conoscenza druidica fino a quel momento conosciuta. Guardai il mondo che mi circondava e mi accorsi che era troppo corrotto, la purezza del mio animo sarebbe stata presto sopraffatta e distrutta. Così decisi di intraprendere un sentiero diverso da quello degli altri avventurieri, decisi che un giorno avrei osservato dall’alto le vicende dei mortali. Decisi di seguire la strada per i cieli di Asgaard.