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Io sono Feagond, lo Psionico Dunedain. Quasi 27 primavere sono passate da quando una notte d’autunno le grida di gioia di mio padre eccheggiarono fra le mura della nostra piccola capanna, una tra le tante di quelle del mio fiero popolo, i Dunedain, per la nascita del suo primo figlio maschio, molti anni per noi mortali, anni di gioie e dolori pieni di sorprese come di sconfitte, tutta la mia storia e la mia saggezza. Felice fu la mia infanzia sotto l’ala protettrice di mia madre e senza sofferenze la mia giovinezza aiutato dagli insegnamenti di mio padre. Tutto era cosi’ perfetto, troppo perfetto. Una terribile maledizione si abbatte’ sulla mia famiglia cosi’ come un albero schiaccia l’erba quando cade. Mio padre, una notte, scomparve nel buio seguendo le tracce lasciate da una qualche strana creatura e venne ritrovato cadavere la mattina seguente nelle foreste poco lontani dall’accampamento.

In quel momento vidi la mia vita crollare, il mio maestro di vita, mio padre, era morto per mano di qualche strana creatura della notte. Da quel giorno mia madre cadde in stato di infermita’, la sua mente sempre era assente, vagava negli antichi ricordi di tempi felici ormai fuggiti. Purtroppo la sua mente non fu la sola parte di se’ che sbiadi’ nel dolore, la sua salute inizio’ a decadere per la sofferenza provata dopo la morte dell’amato marito e cadde in stato di incoscienza, primo passo sul sentiero della morte. In quei momenti mi sentivo smarrito, dopo aver perso la mia guida, stavo perdendo anche l’affetto dell’unica persona che amavo. Fu allora che incominciai a studiare la mente e il pensiero umano, con la speranza di poter in qualche modo comunicare per un’ultima volta con lei.

Incontrai Padus dopo poche settimane dall’inizio dei miei studi ed egli mi insegno’ le basi dell’arte psionica… Giorno dopo giorno, mese dopo mese, imparai sempre di piu’ fino a quando non decisi di usare le mie abilita’ con mia madre, ancora incosciente. Meditai a lungo prima di effettuare qualsiasi mossa, la guardai come se fosse la prima volta che la vidi, le accarezzai i capelli ormai radi sulla sua testa e chiusi gli occhi… Pronunciando poche parole sommesse e concentrando la mia mente sulla sua riuscii a stabilire un lieve contatto telepatico. Oddio! Quali orrori vidi nella sua testa! Dove aveva mai vissuto tali inferni la mia dolce madre? Ritrassi la mano impaurito, una goccia di sudore freddo mi solco la fronte. Ma ritentai. Ancora quelle orrende immagini… il sangue… morte… desolazione e poi… il corpo di mio padre a terra senza vita orribilmente sfigurato dai morsi di uno strano… animale? Piansi nel vedere quell’immagine ricordando il dolore di quei giorni ormai lontani ma volevo sapere di piu’… Insistetti a mantenere il contatto con lei. Ancora sangue. Ancora morte. Lupi! Lupi a non finire che vagano attorno a me nella notte… Incredibile, e’ come se stessi guardando la scena con gli occhi di lei. Ancora sangue. Ora i ringhi delle bestie affamate. Una nuvola si sposta e scopre parte di una luna ormai matura. Un dolore alla testa. Argh! E’ insopportabile! Mi piego in due per le fitte che ora mi attanagliano lo stomaco… Il respiro si fa affannoso. Un rantolo. Un sibilo. Un ringhio! Guardo le mie mani e sono ricoperte di peli neri. Le dita terminano in affilati artigli. Un uomo fra gli alberi. Mio padre. Sangue…

Piansi per giorni dopo quella sera al capezzale di mia madre. Lei spiro’ dopo poche ore dal nostro contatto, forse io stesso ero stato causa della sua morte. Non sapevo piu’ cosa fare, la mia vita era distrutta. Lasciai la casa paterna e iniziai a vagare per le terre selvagge che circondavano la citta’ dove risiedeva il mio nuovo maestro Padus. Alma. Si, Alma era il nome della citta’.

Per anni e anni continuai a vivere alla giornata interessandomi piu’ a visitare nuovi posti che a studiare l’arte. Tra innumerevoli sofferenze trascorrevo la mia vita di emarginato dalla societa’, entrando in citta’ solo per comprare pane e riempire il mio fedele barilotto di acqua e sporadicamente per andare a trovare il mio vecchio maestro. Molte volte sono stato costretto a strappare la vita ad altre creature per sopravvivere ma molte altre volte uccisi solo per i desiderio di farlo. La mia sete di sangue crebbe sempre di piu’ fino a quando non incontrai sulla via che porta da Alma al porto una strana creatura che ami avevo visto di persona e che avevo solo sentito nominare nei libri del mio maestro. Nazgul e’ il suo nome. Spettro dell’Anello e’ come e’ conosciuto dai piu’. Lo guardo. E’ uno spettro. Non sembra poi cosi’ pericoloso. Una strana voglia di vederlo distrutto mi assale e lo attacco… Non credevo che morire fosse cosi’ brutto.

Quando mi risvegliai, riportato in vita dagli dei, mi accorsi che una parte di me aveva lasciato il mio corpo… era come se avessi disimparato quello che avevo imparato, cancellato al mia memoria.

In seguito seppi che quei mostri risucchiano l’energia delle vittime che sfiorano con il loro tocco gelido. Otto volte sentii freddo quel giorno.

Da allora iniziai a ponderare le mie scelte dedicando la mia nuova vita allo studio piu’ approfondito dell’arte e dei luoghi dove vivevo fino a quando non incontrai un uomo, uno psionico d altissimo livello.

Costui era fermo davanti a me e mi saluta, mi inchino in segno di riverenza vista la sua maggiore esperienza nell’arte, mi presento, chiedo consigli su come muovermi nel mondo. Lui era Hellspawn, il grande Salio degli Psionici, mi ha aiutato, mi ha donato degli oggeti che mi potevano servire e mi ha parlato. Mi ha parlato molto. Dopo una lunga chiacchierata pomeridiana avevo scoperto che molti avventurieri come me si riunivano in vari gruppi e clan e che lui faceva parte di uno di questi, i Salii appunto. Mi informo’ su quello che e’ un Salio, sui suoi compiti e sui suoi doveri, sulla sua condotta di vita e sulle potenzialita’ di un tale gruppo. Ci lasciammo con la reciproca promessa di rivederci di li’ a poco poiche’ la scintilla che lui mi aveva acceso dentro cominciava gia’ ad infiammare il mio animo.

Dopo pochi giorni trascorsi a studiare le regole del Sacro Ordine decisi di sottopormi al suo giudizio per entrare a far parte dei Salii e cosi’ feci. Fui nominato Novitium e comincio’ per me una nuova vita. Ormai avevo dimenticato il dolore dei miei anni passati e anche la mia sete di sangue si era placata… Credevo.

Fu l’incontro con una donna bellissima e terribile a risvegliare quella sete che era sopita in me. Costei era Eos, Sacerdotessa del Sabbath dei Vampiri. Ero affascinato dalla sua figura e cominciai a frequentare sempre piu’ spesso Vampiri. Conobbi Straiter in persona, Vhailor, Kosh e molti altri vecchi vampiri. Poi incontrai Lady Arwen, una Vampiressa appena nata, promessa sposa di Straiter. Sapevo che apparteneva all’ordine dei Salii e incominciai a frequentare anche lei. Ad un certo punto presi la mia seconda importante scelta, diventare Vampiro. Arwen acconsenti’ a prendermi sotto la sua ala protettrice e diventai cosi’ un suo Ghoul, proprio nel periodo in cui il Saggio Sedric mi affido’ una missione che mi avrebbe acconsentito di entrare a pieno diritto nel Sacro Ordine.

Poche settimane piu’ tardi riuscii a portare a buon fine la quest, non senza il prezioso aiuto di molto avventurieri che si prodigarono in incoraggiamenti e consigli (un abbraccio a Ylithian e Crudelia per i loro innumerevoli locate ed un immenso grazie a Sedric in persona per i piranha) e venni insignito del titolo di Feziale dal mio vate Hellspawn con Balin e Procus che assitevano alla cerimonia.