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Atto non parlerà con voi, difficilmente vi considererà o vi rivolgerà la parola, preso com'è dai suoi pensieri, dai suoi ricordi e dalle sue elucubrazioni. Per questo l'abbiamo intervistato per voi.

D.: Buongiorno Atto.
A.: dimmi

D.: I saluti non sono il suo forte, eh?
A.: I saluti sono una perdita di tempo... arriviamo al punto.

D.: Beh, non c'è un punto... volevamo sapere qualcosa di lei...
A.: appunto... dimmi. Domanda, risposta. E' così che funziona.

D.: Ah... ok... cominciamo da una cosa semplice. Chi è Atto? Dove è nato?
A.: Non c'è nulla di semplice in questa domanda. Atto, diversamente da molti dei personaggi di questo mondo, non è figlio di orchi, elfi o nani. E' un umano ed è nato in quello che alcuni chiamano il mondo reale, a Pistoia.

D.: Come mai parla di sè stesso al passato e in terza persona?
A.: Quello è un Atto che non c'è più.

D.: Prego?
A.: Sto parlando di un'altra persona, non di quella cha ha davanti adesso.

D.: Diciamo che capisco... ci direbbe qualcosa di più di quella persona? Di chi è - era figlia, come è vissuta, cresciuta...
A.: Era figlia di due grandissimi bastardi che non hanno esitato a castrare lui e tre suoi fratelli per preservarne la bella voce. Di Pistoia ricordo poco e non erano bei ricordi. Mio padre era un campanaro: tra chiesa e canto mi ritrovai a girare l'Europa finchè arrivai in Francia.

D.: E' un bel ricordo, la Francia?
A.: Ho un bel ricordo di Mazzarino. Aveva grande fiducia in me. Purtroppo aveva pessimi amici, ambiziosi. Forse avevo pessimi amici anche io, visto che uno di loro temeva che un castrato avesse una storia con sua moglie... fatto sta che a poco valse la mia amiciza col re e la stima di cui godevo presso di lui. Mi ritrovai esiliato.

D.: E cosa fece?
A.: Quello che facevano tutti gli uomini timorati di Dio che avevano dei problemi. Andai dal boss.

D.: Dio?
D.: Ma quale dio! Il papa. Riparai a Roma. Avevo ancora amici tra gli ecclesiastici di un certo rango, in particolare il cardinale Rospigliosi che era di Pistoia come me. Con lui partecipai anche a un conclave, quello in cui fu eletto papa.

D.: Ed ebbe un ruolo in quella elezione?
A. (sorride): Sta scherzando, vero? Fu fatta la volontà di Dio.

D.: E poi che successe?
A.: Oh... il re di Francia fu molto contento di quell'elezione. Revocò l'esilio e mi nominò abate. Finalmente avevo una rendita garantita e potei smettere di cantare e dedicarmi solo alla diplomazia, alla politica e alla scrittura. Divenni amico di diversi re, principi e piccoli sovrani italiani...

D.: Lo dice come se non fosse particolarmente interessante.
A.: Erano noiosi. Tutti volevano le stesse cose, tutti non volevano le stesse cose. E tutti cadevano negli stessi tranelli e tentazioni. Imparato il sistema era quasi deprimente raggirarli tutti.

D.: Il suo esilio dalla Francia era un raggiro, vero? Si fece mandare a Roma dal re per far eleggere papa qualcuno a lui gradito...
A. (sorride): Vede... quando qualcosa accade non è molto utile stare a chiedersene il perchè. Si può fare, ma non cambia la situazione. L'importante è avere chiaro lo scenario. Non conta la verità, conta come la percepiscono i protagonisti. {C In quella storia... Rospigliosi era contento, Luigi XIV era contento. In un colpo solo avevo fatto contenti il papa e il Re Sole: c'erano ottime probabilità che Atto sarebbe stato ugualmente contento.

D.: Ma era lì in missione per il re o no?
A.: Ero lì. Non importa perchè. L'importante era che i vincitori credessero che fossi lì per loro.

D.: Che visione materiale del mondo...
A.: Ne riparliamo quando ti taglieranno le palle da ragazzino. Per chi avrei dovuto vivere, secondo te? Per i miei genitori? Per i figli che non potevo avere? Per le donne che correvano ai miei concerti cui non avevo più che le mie parole da offrire? Potevo vivere solo per me e l'ho fatto.

D.: Mi scusi. E' che la sua realtà è un po' lontana dalla mia... faccio fatica a immedesimarmi. Vuole raccontarmi qualcosa del sesso?
A.: Vuoi sapere se sono gay?

D.: Ehm... ecco, come dire...
A.: Non c'è niente da dire. Ero un cantante castrato e all'epoca si cantava per lo più in chiesa. Specie finchè non si era famosi. Un giovane dalla voce soave che girava per una sagrestia. Trai le tue conclusioni.

D.: Dunque era gay?
A.: Vedi? Non è importante se lo ero o non lo ero. Era importante che certi personaggi altolocati con gusti molto segreti lo credessero. E' stato così che sono arrivato ai Medici e poi via via più in alto. {C Ma la verità è che trovavo conforto solo nell'amicizia con alcune donne. Temo che oltre l'amicizia non si potesse andare. {C Con una di loro ho intrattenuto corrispondenza per oltre quarant'anni.

D.: Dal materiale al romantico...
A.: Se la vuoi vedere così...

D.: Eravamo rimasti alla sua noia dei personaggi famosi... cosa successe dopo?
A.: Dopo... decisi di ricontattare un avventuriero che avevo conosciuto a Roma. Si dice che Roma sia la gemella complanare di Alma Civitas, lo sapevi?

D.: Uhm... no, io non sono mai uscito dal nostro piano. Nemmeno per una passeggiatina sul piano astrale. La magia mi spaventa. Comunque... dovrei essere io quello che fa le domande qui!
A.: Se la magia ti spaventa tu farai tutto quello che ti dico io, credimi.

(Con un gesto della mano Atto crea una pioggia di meteoriti che mi sfiora, atterrendomi a morte, quindi riprende a parlare come se niente fosse)

A.: L'avventuriero si chiamava Chaos. Almeno... nel nostro piano. Insieme concertammo la mia finta morte nel piano storico, che fu inscenata a Parigi e da allora cominciai a vivere nel mondo di LeU.

D.: V-v-vuol proseguire?
A.: Con mia meraviglia Chaos, agli inizi, mi lasciò a me stesso, dicendo che mi sarei fatto le ossa prima. Stabilì che il cammino migliore per me era quello di assassino, curatore e mago e io seguii il suo consiglio.

D.: Fu un buon consiglio?
A.: Lo sono tutt'ora.

D.: Quindi fu un buon consiglio...
A.: Non ho detto questo. E' che quel giorno nacque il nuovo Atto ed è qualcosa al quale mi sono affezionato. Qualcosa che non mi piace pensare di cambiare.

D.: Senta... sono in imbarazzo a chiederglielo... ma è perchè qui non è castrato?
A.: No, lo sono anche qui. Potrei non esserlo, volendo, mi basterebbe reincarnarmi... ma in realtà mi basta polimorfare.

D.: Reincarnare? Polimorfare?
(Atto accenna qualche parola incomprensibile e davanti ai miei occhi lo vedo sciogliersi in una massa gelatinosa che si ricompone nella figura di un elfo oscuro)
D.: Per Benem! Non l'avevo mai visto dal vivo!
A.: Perchè vivi nella sicurezza delle nostre città, abitazioni e taverne. Fuori dalle mura di Alma non mi vedrai praticamente mai nella forma in cui mi hai conosciuto, ma in un'altra, più adatta alla situazione.

D.: Capisco. Che meraviglia... potrebbe diventare ricco se ci mettesse su uno spettacolo!
A.: Sono già molto più ricco di quanto tu possa immaginare. E a noi avventurieri non interessano i soldi, ma altre cose.

D.: Tipo?
A.: Gemme, fama, potere...

D.: Lo dice come se a lei non interessassero...
A.: Sono desideri banali e noiosi. A me interessa non annoiarmi, fare quello che mi va quando mi va. Qualsiasi cosa sia.

D.: Capisco... senta, eravamo rimasti al suo arrivo sulle nostre terre... che è successo poi?
A.: Ho completato il mio addestramento nelle tre discipline che avevo sposato e appena l'ho fatto sono entrato nell'Antica Gilda di Lama e Pietra. E fui subito nominato Sussurrante.

D.: Wow! Come ha fatto così rapidamente?
A.: Beh... è molto semplice. Anche se può sembrare difficile crederlo all'epoca Lama e Pietra aveva solo due membri attivi. Io ero il terzo. E considerando che i Sussurranti sono cinque...

D.: Ah, una nomina automatica, quindi... ma poi Lama e Pietra è cambiata molto...
A.: Sì. Ripopolammo la Gilda con uno spirito di ispirazione socialista: quello che ottenevamo veniva affidato a chi dava il massimo beneficio alla Gilda nell'insieme, piuttosto che al singolo membro. La politica non piacque a qualcuno, ma attirò molti e portò vari benefici. Furono gettate le basi per far diventare Lama e Pietra quello che è oggi.

D.: E lei ha dei meriti in questo?
A.: Non sta a me dirlo. Però in un'elezione per il Cerchio dei Sussurranti ottenni il massimo dei voti, arrivando primo. Ero, in pratica, il Capo di Lama e Pietra.

D.: Ma non lo diventò. Come mai?
A.: Per vari motivi. E non li discuterò certo con te.

D.: Certo, capisco. C'è una cosa che sorprende. Lei è diventato piuttosto celebre sulle nostre terre in un tempo relativamente breve. Specie considerando che tra i guerrieri non è certo, se mi è permesso, annoverato tra i più forti... come mai?
A.: Altra domanda non semplice. Sicuramente uno dei primi motivi di fama fu la rapidissima nomina a Sussurrante, per la quale molti si stupirono. Ma c'era poco da stupirsi era una necessità. Poco dopo, invece - stavolta con mia grande sorpresa - mi ritrovai a vincere due premi al concorso della Gilda dei Filosofi. Il concorso voleva premiare chi si era più distinto nel bene e nel male su LeU e io vinsi due premi "negativi": il più rosikone e il più prolisso.

D.: Che in termini umani significa?
A.: Rosikone significa qualcosa tipo lamentarsi solo perchè le cose non ti vanno bene, designazione con la quale sono in personale disaccordo, prolisso... beh, temo di esserlo, ma potrebbe essere altrimenti? Voglio dire... sono un uomo di cultura circondato da personaggi che pensano solo alla loro armatura, la loro spada e la loro forza. E' ovvio che considerino la forza della ragione e degli argomenti qualcosa da deprecare.

D.: Lei invece crede nella ragione?
A.: Sono nato senza "spada" e sono arrivato dove sono arrivato. Non è un problema di credere nella ragione, ma di averne le prove.

D.: E che risultati ha raggiunto nel nostro mondo con questa risorsa... sottovalutata?
A.: Ho migliorato la tecnica di combattimento, ho dato contributi fondamentali alla soluzione di enigmi, ho scovato comportamenti scorretti... le solite cose.

D.: Ha migliorato la tecnica di combattimento?
A.: Certo. Si può dire che oggi ci sia un po' di Atto in tantissimi avventurieri di Lumen et Umbra. Tecniche che ho concepito, assimilato e trasmesso a loro.

D.: E per la soluzione di enigmi?
A.: Se chiedi in giro per lo più si ricorda il mio contributo alla soluzione dell'enigma dei drow. Personalmente io lo trovo banale. {C Molto più indicativo è stato il modo in cui ho "distrutto" un intero ciclo di quest di un immortale al quindicesimo minuto di quest avendo intuito il gioco d'inganni che stava alla base della vicenda.

D.: Mi immagino la contentezza dell'immortale...
A.: Eh. Non era contento, ma posso capirlo. Gli avevo rovinato il divertimento. Mi chiese se sapevo della quest, ma sapeva già la risposta. Era più incredulo che altro.

D.: E cosa fece?
A. (sorride): Nulla. Dichiarò concluso il ciclo di quest e mi lasciò un ricordino. Cambiò forma alla mia arma contundente e la chiamò la logica schiacciante.

D.: E' un ricordo divertente?
A.: Sì, perchè tutto sommato io sono un combattente piccolo ora, ma all'epoca ero minuscolo. La forma dell'arma riflette questa cosa. Quando la impugno non si nota, ma quando la appoggio a terra è evidente.

D.: Me la può mostrare?
A.: L'unica cosa di cui giro sempre armato è la mia testa, ragazzo. Non ho certo quella logica qui con me adesso. Se ti capita di incontrarmi vestito da battaglia ricordamelo, però. Te la mostrerò volentieri.

A.: Prima della prossima domanda volevo precisare una cosa. Sarebbe ingiusto dire che parte della mia fama non è dovuta all'assonanza tra il mio nome e quello di Attala. Attala era, quando io ero assai piccolo, il capo di un clan di combattenti. Per la similitudine dei nostri nomi spesso finivo per ricevere messaggi rivolti a lui e lui riceveva messaggi rivolti a me. La gente ci confondeva. Se non erro, anche Attala ricevette due premi al concorso della Gilda dei Filosofi.

D.: Capisco. Mi dica la verità. Atto è stato un nome casuale o l'ha scelto apposta per questa specie di omonimia?
A.: Atto è il nome che mi ha dato mio padre. Che non sapeva nulla di Lumen et Umbra ed è morto quasi un secolo prima che io apparissi su questo piano.

D.: Ci ha detto della sua rinuncia al titolo di capo di Lama e Pietra... ma come mai non è più in quella gilda?
A.: Me ne sono andato. Sono un mercenario, adesso, contento della mia scelta.

D.: Ok... ma perchè se ne è andato?
A.: Per difendere l'onore di una fanciulla.

D.: E lei non sarebbe romantico?
A.: Non sai la storia, il tuo parere è irrilevante.

D.: Me la racconti allora...
A.: Non solo non te la racconterò, ma il tuo parere sarà comunque irrilevante.

D.: Romantico e riservato... si capisce perchè le donne la trovano affascinante...
A.: Le donne mi trovano affascinante perchè le mie azioni con loro non sono guidate dall'uccello. Non avendolo, si capisce il perchè.

D.: In effetti questa è una cosa curiosa... sulle nostre terre lei gode di fama di libertino. Voglio dire... nelle sue condizioni... è stato anche indagato dagli immortali, se non ricordo male...
A.: Ricorda bene. Solo qualcuno che era geloso che io, con i miei pensieri, entrassi nella sua amata più di lui con qualcos'altro. Non è certo la prima volta che mi succede. {C C'è poco da capire. Un uomo nella mia condizione capisce meglio il potere del coinvolgimento mentale ed emotivo delle donne di tanti altri. E su quello gioca. A qualcuna di loro piace e giocano con me.

D.: Quindi non c'è nulla di reale dietro?
A. (sorride): Nulla. Potrebbe essere altrimenti?

D.: Comunque io so che almeno con una donna un rapporto speciale lo ha. Ireena Kolyana...
A.: Quella baldracca! Beh, più che con lei il rapporto ce l'ho con Sergei, il suo promesso sposo. {C Quella maledetta continua a scappare con Strahd il vampiro il giorno delle nozze e ormai ho il sospetto che lo faccia solo per vedermi quei pochi minuti quando corro a liberarla... {C Sergei, poi, deve essere d'accordo sennò a quest'ora mi avrebbe concesso il premio per cui ogni volta l'aiuto...

D.: La corazza di scaglie di drago?
A.: Sì... quella. Ma tanto ormai è un caso chiuso...

D.: Ma che dice? Tutte le cronache ci dicono che lei corre spessissimo in aiuto di Ireena e Sergei... Addirittura gli immortali più alti si sono pronunciati sulla questione!
A.: Che io ci vada... è vero. Che speri in qualcosa è tutta un'altra storia. Ormai è una specie di appuntamento, una routine, qualcosa per cominciare la giornata... non so se mi spiego. {C Bene o male Sergei e Ireena sono amici e anche per Strahd provo una specie di affetto: sono la principale causa della sua depressione. {C Ora che ci penso devo buona parte della mia fama anche a loro. {C Ma alla corazza ho rinunciato, girerò per sempre con l'armatura che ho strappato al Tarrasque.

D.: Senta...
A.: Stop. Giustappunto... Ireena si è rimessa nei guai. E' tempo di andare a salvarla.

D.: Solo una cosa. Si dice che lei sia la reincarnazione di un grande avventuriero del passato. E' vero?
A.: So di queste voci, ma sono tutte stupidaggini. Io sono un grande avventuriero del presente.

(Atto si smaterializza davanti ai miei occhi)